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 Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora.

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MessaggioTitolo: Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora.   Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora. Icon_minitimeSab 28 Nov 2009, 00:21

RE: Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora.

http://anno2012.secretsstories.com/astronomia-f8/recipiente-per-notizie-rifferite-unicamente-a-nasa-esasonde-spazialie-altro-ancora-t143.htm#730
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MessaggioTitolo: Re: Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora.   Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora. Icon_minitimeSab 28 Nov 2009, 00:24

La NASA conferma: uno "tsunami" sul Sole !

27/11/2009.





La Nasa ha reso noto di aver registrato per la prima volta in modo scientifico uno tsunami solare. L'esistenza di un fenomeno di questa natura era teorizzata da almeno una decina di anni, ma mai era stato possibile registrarla con attendibilità scientifica.

Grazie ad un sistema chiamato Solar Terrestrial Relations Observatory (STEREO), lo tsunami solare è stato invece rilevato con assoluta certezza: "Ora sappiamo - ha commentato Joe Gurman, uno dei responsabili del Solar Physics Laboratory del Goddard Space Flight Center della Nasa - Gli tsunami solari sono una realtà". Si tratta di eruzioni capaci di sollevare onde di plasma rovente di proporzioni enormi, alte quanto la Terra.

L'ultima, rilevata lo scorso febbraio, ha provocato nello spazio una nuvola di gas che la Nasa ha calcolato essere di circa un miliardo di tonnellate. Nello stesso tempo sulla superficie solare si è prodotta un'onda che il sistema STEREO è riuscito a rilevare da due angoli diversi, consentendo ai ricercatori di aver una visione senza precedenti del fenomeno. "Si è trattato certamente di un'onda" ha spiegato Spiros Patsourakos, della George Mason University. "Non un'onda d'acqua, ma una gigantesca onda di forze magnetiche e plasma rovente".

Fonte: www. ANSA.it
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MessaggioTitolo: Re: Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora.   Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora. Icon_minitimeSab 28 Nov 2009, 00:27

Tsunami sul Sole
dopo forti esplosioniLe deduzioni di alcuni ricercatori della Nasa sono state confermate dalle rilevazioni di una coppia di satelliti gemelli: sulla nostra stella si producono onde gigantesche di energia .




A volte per "credere" è necessario "vedere". Ed è quello che aspettavano gli scienziati della Nasa per dare conferma a una serie di deduzioni su fenomeni che sembravano avvenire sulla superficie del nostro Sole. Qualche anno fa infatti, alcuni ricercatori avevano rilevato elementi provenienti dalla stella che facevano sospettare la presenza di gigantesche esplosioni seguite da onde gigantesche, così spaventosamente grandi che a dubitare per primi erano gli stessi fisici autori della scoperta. Gli scettici poi sostenevano che i dati erano dovuti a qualcosa di ancora non ben compreso, ma certamente non dovevano essere legati ad esplosioni solari. "Ora abbiamo la certezza. Sul Sole avvengono davvero dei giganteschi tsunami", ha spiegato Joe Gurmel del Solar Physic Lab al Goddard Space Flight Center della Nasa.

La conferma visiva del fenomeno arriva dalla coppia di satelliti gemelli chiamati STEREO, che hanno colto il fenomeno lo scorso febbraio (la notizia è stata data solo ora), quando una macchia solare, la numero 11012, esplose inaspettatamente. L'esplosione eiettò nello spazio una nube di gas di miliardi di tonnellate di peso e creò un vero e proprio tsunami di energia lungo la superficie della stella. STEREO registrarono il fenomeno in due punti diversi dello spazio, posti a 90° l'uno dall'altro, dando ai ricercatori un punto di vista del fenomeno senza precedenti.

"Tale osservazione ci ha permesso di affermare definitivamente che si è formata una vera e propria onda di "plasma" (materiale ad altissima temperatura)", ha spiegato Spiros Patsourakos della George Mason University, autore di un rapporto apparso sulla rivista scientifica Astrophisical Journal Letters.

Gli STEREO hanno osservato un'onda di materiale sollevarsi per 100.000 chilometri dalla superficie del Sole e avanzare nello spazio alla velocità di 900.000 chilometri all'ora. L'esplosione ha generato un'energia paragonabile a quella prodotta da 2.400 milioni di tonnellate di tritolo.

I primi tsunami solari vennero rilevati nel 1997 dal satellite NASA/Esa chiamato SOHO, il quale però non fu in grado di rilevare l'intensità e le proporzioni delle esplosioni in quanto osserva la nostra stella da un'unica posizione.

Il mistero degli tsunami solari è così rimasto insoluto fino a quando i due satelliti della serie STEREO si sono trovati esattamente a 90° l'uno dall'altro rispetto all'esplosione solare, una posizione che ha permesso di cogliere tutti i particolari del fenomeno avvenuto lo scorso febbraio.

"La realtà degli "tsunami solari" è stata confermata anche dai video delle onde che si sono scontrate con aree della superficie del Sole dalle particolari caratteristiche magnetiche. In un video si vede una di queste oscillare dopo che è stata colpita dall'onda dell'esplosione", ha spiegato Angelos Vourlidas del Naval Research Lab in Washington (Usa).

Ricadute sulla Terra? "Per fortuna nessuna - ha assicurato Gurman - Tuttavia sono importanti per studiare il nostro Sole, soprattutto per raccogliere informazioni sull'atmosfera più bassa della stella che non è assolutamente osservabile da Terra".


http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/scienze/sole-anomalo/tsunami-solare/tsunami-solare.html
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MessaggioTitolo: Re: Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora.   Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora. Icon_minitimeSab 28 Nov 2009, 00:31

Spazio, due satelliti Nasa vedono “tsunami” sul Sole



La potenza degli "tsunami solari" corrisponde alla potenza di 2milioni e 400mila tonnellate di tritolo

Da qualche anno, alcuni ricercatori avevano rilevato alcuni elementi che provenivano dal sole e che facevano sospettare la presenza di gigantesche esplosioni seguite da onde gigantesche, così spaventosamente grandi che a dubitare per primi erano gli stessi fisici autori della scoperta. Dopo la scoperta, uscirono fuori alcuni scettici che accusarono gli scienziati di non comprendere cosa stesse succedendo dicendo anche che certamente gli eventi non erano legati alle esplosioni solari. Ma ora la situazione è cambiata: «Ora abbiamo la certezza. Sul Sole avvengono davvero dei giganteschi tsunami»ha spiegato Joe Gurmel del Solar Physic Lab al Goddard Space Flight Center della Nasa.

La conferma visiva del fenomeno arriva dalla coppia di satelliti gemelli chiamati “Stereo”, che hanno colto il fenomeno lo scorso febbraio, ma la notizia è stata data solo ora. Per quella data, una macchia solare, la numero 11012, esplose inaspettatamente: l’esplosione scagliò nello spazio una nube di gas di miliardi di tonnellate di peso e creò un vero e proprio tsunami di energia lungo la superficie della stella. I due satelliti registrarono il fenomeno in due punti diversi dello spazio, posti a 90° l’uno dall’altro, dando ai ricercatori un punto di vista del fenomeno senza precedenti.

«Tale osservazione ci ha permesso di affermare definitivamente che si è formata non un’onda d’acqua, ma una gigantesca onda di forze magnetiche e plasma rovente», ha spiegato Spiros Patsourakos della George Mason University, autore di un rapporto apparso sulla rivista scientifica Astrophisical Journal Letters.

I due satelliti Stereo hanno osservato un’onda di materiale sollevarsi per 100.000 chilometri dalla superficie del Sole e avanzare nello spazio alla velocità di 900.000 chilometri all’ora, come se stessero esplodendo contemporaneamente 2.400 milioni di tonnellate di tritolo.

Già nel 1997 il satellite della Nasa Soho aveva rilevato questi tsunami, ma Soho non fu in grado di rilevare l’intensità e le proporzioni delle esplosioni in quanto osserva la nostra stella da un’unica posizione, problema che si è risolto grazie al posizionamento deiu due satelliti Stereo.

Gli “tsunami solari” vengono confermati anche dai video delle onde che si sono scontrate con aree della superficie del Sole dalle particolari caratteristiche magnetiche. «In un video si vede una di queste oscillare dopo che è stata colpita dall’onda dell’esplosione», ha spiegato Angelos Vourlidas del Naval Research Lab di Washington. «Per fortuna – ha assicurato Gurman – non ci saranno ricadute sulla terra. Tuttavia sono importanti per studiare il nostro Sole, soprattutto per raccogliere informazioni sull’atmosfera più bassa della stella che non è assolutamente osservabile da Terra».

Ecco cosa hanno visto i due satelliti “Stereo”:








http://www.blitzquotidiano.it/scienze/spazio-due-satelliti-stereo-nasa-vedono-tsunami-sole-160684/
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L'EX PIANETA DI DIO
QUESTO BLOG TRATTA SOLO I SEGUENTI TEMI: -ARCHEOLOGIA -ASTRONOMIA -GEOFISICA -EFFETTO SERRA -ARGOMENTI SCIENTIFICI. -PSEUDORELIGIONE LA POLITICA E ALTRI ARGOMENTI LI LASCIO A PERSONE O BLOG PIU' COMPETENTI DI ME. QUESTO SITO INOLTRE NON PUO' CONSIDERARSI UNA TESTATA GIORNALISTICA PERTANTO AD OGNI ARTICOLO NON NE SARA' ALTERATO IL CONTENUTO E NE VERRA' CITATA LA FONTE. ALEX


http://expianetadidio.blogspot.com/2009/11/tsunami-sul-sole.html
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Spazio, Nasa: da un meteorite la prova di vita batterica su Marte
27 Novembre 2009




Gli scienziati della Nasa hanno portato a termine uno studio che dimostra che su Marte c’è vita, o c’è stata vita, almeno a livello di batteri. Lo studio è stato condotto su alcune microscopiche strutture vermiformi ritrovate in un meteorite proveniente da Marte che colpì la terra 13.000 anni fa. Queste strutture, secondo la Nasa, sono quasi certamente dei batteri fossili e la loro presenza sotto la superficie rocciosa dei frammenti di meteorite dimostrerebbe che questi batteri si trovavano sul corpo astrale prima dell’impatto con la terra.

“E’ una prova molto forte di vita su Marte” dice David Mackay, del Nasa Johnson Space Center, tra i primi a studiare il meteorite al momento della sua scoperta nel 1984. Già nel 1996, studiando un campione, Mackay e altri avevano tratto le stesse conclusioni ma le loro ipotesi erano state rifiutate da diversi scienziati. Le nuove analisi, condotte con un microscopio a elettroni ad alta risoluzione, sgombrano il campo da diversi dubi. Le strutture ‘vermiformi’, esaminate meglio, sembrano effettivamente dei batteri.

Secondo gli astrobiologici, il meteorite si stacco dalla superficie di Marte dopo l’impatto con un asteroide e poi raggiunse la terra, cadendo nella Hallen Hills, al polo sud, dopo aver vagato per lo spazio per circa 16 milioni di anni.

Sempre dallo stesso meteorite, a novembre scorso, si è potuto desumere che su Marte ci sia stata l’acqua. (Apcom)


http://www.wikio.it/scienza/astronomia_e_spazio/nasa
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La spazzatura spaziale sta diventando un problema molto serio. Una minaccia anche per la ISS ?



Due frammenti di "spazzatura spaziale" si stanno avvicinando a pochi chilometri di distanza dalla Stazione Spaziale Internazionale "Alpha", senza al momento costituire un rischio per la Iss che non dovrebbe quindi dover alterare la sua orbita.

La Nasa ha infatti rilevato un frammento di un vettore Delta lanciato nel 1999, la cui distanza minima dalla Iss dovrebbe essere di 10 chilometri, e del materiale parte di un esperimento scientifico condotto nel corso di una missione shuttle, che non dovrebbe avvicinarsi a più di 14 chilometri dalla Stazione.

Con oltre 19mila oggetti in orbita terrestre - di cui appena 900 satelliti ancora integri, se non tutti funzionanti - la "spazzatura spaziale" sta diventando un problema sempre più serio, come dimostra la collisione fra due satelliti avvenuta nel febbraio del 2009.

Secondo gli specialisti le possibili strategie sono due: il recupero della maggior massa possibile di detriti e frammenti oppure una condivisione delle informazioni sulla loro localizzazione, in modo da minimizzare la possibilità di collisioni future.

La prima, oltre al problema pratico di come far rientrare nell'atmosfera i detriti, è costosa e rischiosa: durante il recupero i pezzi più grandi potrebbero infatti frammentarsi ulteriormente causando maggiori problemi (anche un pezzo di metallo di un centimetro di diametro è potenzialmente distruttivo date le elevate velocità orbitali: la recente collisione ne ha creati circa un migliaio).

La seconda dipende dalla buona volontà dei singoli Paesi di rivelare l'esatto posizionamento dei propri satelliti - anche militari - e ogni altro dato riguardante eventuali frammenti: in questo senso l'Agenzia Spaziale Europea ha lanciato il programma Space Situational Awareness, che mira alla sorveglianza della zona interessata. Secondo gli esperti servirebbe tuttavia un sistema globale integrato, proposta su cui fino ad ora solo Stati Uniti e Francia hanno espresso un qualche interesse, senza che nessun Paese abbia però manifestato un sostegno ufficiale all'iniziativa
http://mysterium.blogosfere.it/
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Il Large Hadron Collider batte il record mondiale di energia.



La notizia era attesa, ma comunque rende conto di quanto importante sia questa macchina umana. Ora è ufficiale: il Large Hadron Collider, il superacceleratore di particelle del Cern di Ginevra, detiene da oggi il nuovo record mondiale d'energia. Lo ha reso noto il Cern stesso.

Il Large Hadron Collider, nelle prime ore del mattino, ha accelerato i fasci di protoni che scorrono al suo interno all'energia di 1.180 miliardi di elettronvolt (1,18 TeV) diventando così l'acceleratore di particelle di energia piu' potente del mondo.

Il record precedente, raggiunto nel 2001 dall'acceleratore di particelle Tevatron del Fermilab di Chicago, rivale del Cern, era stato di 0,98 TeV.

fonte www. ASCA-AFP.it
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Un sito tutto italiano per il Large Hadron Collider.




C'e' finalmente un sito tutto italiano dedicato al piu' grande acceleratore di particelle del mondo - e potremmo anche dire alla macchina umana più grande del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra.

Sarà così possibile seguire 'in diretta' gli esperimenti dell'acceleratore, quando - tra pochi giorni ormai - la macchina sarà mandata a pieno regime e inizieranno le collisioni ad altissima energia, i cui risultati tutto il mondo sta aspettando.

Il sito, promosso e curato dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) è entrato subito in funzione con le ultime notizie sui successi dell'acceleratore e le immagini delle prime collisioni tra le particelle.

Il sito, al quale si accede collegandosi all'indirizzo www.infn.it/lhcitalia/, e' il primo in Italia dedicato all'Lhc e funziona gia' a pieno ritmo. Sono gia' disponibili le foto dei primi scontri tra le particelle fotografate nell'anello di 27 chilometri del superacceleratore, insieme a notizie, comunicati stampa dedicati, informazioni sulla macchina, i singoli esperimenti e il contributo italiano.

Disponibili anche schede grafiche, foto e video su Lhc ed i suoi esperimenti.

L'acceleratore Lhc e' il frutto di un'impresa scientifica internazionale nella quale l'Italia ha un ruolo di primo piano, con un contribuito pari a circa il 15% dell'intera macchina. All'acceleratore lavorano oltre 600 fisici italiani coordinati dall'Infn. I due esperimenti maggiori di quattro attivi nell'Lhc, Cms e Atlas, sono guidati dagli italiani Guido Tonelli e Fabiola Gianotti, e italiano e' lo stesso direttore della ricerca del Cern, Sergio Bertolucci, ex-membro della giunta esecutiva dell'Infn. Alla costruzione dell'Lhc hanno contribuito anche industrie italiane, che hanno costruito componenti fondamentali, come i magneti.

fonte : www.ANSA.it
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La NASA rivela nuove scoperte sul pianeta Mercurio


Gli scienziati hanno discusso per più di 30 anni circa l’origine delle regioni lisce presenti sulla superficie di Mercurio e sull’origine del suo campo magnetico. Ora, le analisi dei dati ottenuti mediante il flyby della sonda MESSENGER (Mercury Surface, Space Environment, Geochemistry and Ranging) hanno evidenziato che una qualche attività vulcanica sia stata coinvolta nel processo di formazione delle regioni con minore presenza di crateri e che il campo magnetico sia attivamente generato dal nucleo del pianeta.

Gli scienziati, inoltre, hanno potuto verificare in modo approfondito la composizione chimica della superficie. La sonda ha, inoltre, analizzato la composizione della sottilissima atmosfera di Mercurio, campionando le particelle cariche (ioni) vicino al pianeta.

Le controverse speculazioni legate all’origine delle regioni “levigate” di Mercurio hanno avuto inizio nel lontano 1972, durante la missione lunare dell’Apollo 16, che suggerì che alcune regioni senza craterizzazione della Luna avessero avuto origine dalla deposizione di materiale eiettato durante l’impatto di grossi meteoriti, che coprì il terreno sottostante. Quando il Mariner 10, nel 1975, fotografò simili formazioni anche su Mercurio, alcuni scienziati ipotizzarono che fosse avvenuto lo stesso processo, come sulla Luna. Altri scienziati sostennero, differentemente, che la natura delle regioni prive di forte craterizzazione fosse di origine vulcanica. In realtà questa seconda ipotesi non ha mai avuto molto credito per via del fatto che le immagini passate non mostrassero evidenti tracce di bocche vulcaniche o altre formazioni della stessa natura.

Ad oggi nono stati prodotti 11 lavori, che da oggi sono pubblicati (4 luglio) in una speciale sezione di Science magazine. Sei di questi lavori riportano le analisi effettuate della superficie di Mercurio attraverso misure di riflettanza, variazioni di colore, chimica di superficie, misure di altitudine e immagini ad alta risoluzione a differenti lunghezze d’onda. Oggi, i ricercatori, hanno finalmente trovato tracce di bocche vulcaniche lungo i margini del bacino Caloris, uno dei bacini da impatto più giovani del Sistema Solare. E’ stato inoltre scoperto come Caloris abbia una storia geologica molto più complicata di quanto si ritenesse in precedenza.

Le prime misure di altidudine hanno anche mostrato che i crateri sul pianeta siano molto meno profondi che sulla Luna ed evidenziano una geologia molto più complessa.

Il nucleo di Mercurio contiene circa il 60% della sua massa, e sembra 2 volte più grande rispetto a quello di qualsiasi altro pianeta di tipo terrestre. Il flyby ha rivelato, anche, che il campo magnetico, che si origina nel guscio esterno del nucleo ed è “alimentato” dal processo di raffreddamento, genera complesse interazioni dinamiche tra l’interno del pianeta, la superficie, l’esosfera e la magnetosfera.

Sean Solomon, del Carnegie Institution of Washington, afferma: “La tettonica dominante su Mercurio, che coinvolge le aree analizzate per la prima volta da MESSENGER, ha generato formazioni chiamate “scarpate lobate”, ovvero enormi scarpate che si sono formate durante la contrazione dell’area circostante. Queste formazioni ci suggeriscono quanto sia stato importante il raffreddamento del nucleo per l’evoluzione della superficie. Dopo la fine del periodo del bombardamento meteoritico, il raffreddamento del nucleo del pianeta non soltanto ha “alimentato” il campo magnetico, ma ha anche portato alla contrazione dell’intero pianeta. I nuovi dati, ottenuti dopo il flyby, mostrano che la contrazione totale è stata di un terzo più grande di quanto si ritenesse prima”

Il flyby ha effettuato, inoltre, le prime osservazioni delle particelle ionizzate che compongono l’unica sottilissima atmosfera del pianeta (l’esosfera). L’esosfera è un’atmosfera ultrararefatta nella quale le molecole sono così distanti le une dalle altre da avere più probabilità di collidere con la superficie che tra di esse.

[fonte: www.NASA.it ]
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Scovato il primo “fossile cosmico” nel cuore della via lattea

Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora. Vialat11

[26/11/2009]

SU NATURE UNO STUDIO ITALIANO GETTA NUOVA LUCE SULL’ORIGINE DELLE GALASSIE

Si tratta di un sistema stellare dalle caratteristiche sorprendenti: un relitto dell’epoca della formazione della Via Lattea. Se ne sono accorti alcuni ricercatori che, sotto la guida dell’Università di Bologna, hanno deciso di usare un nuovo occhio hi-tech per penetrare le fitte nubi cosmiche che lo avvolgono. Al lavoro hanno preso parte anche alcuni studiosi dell’Istituto nazionale di astrofisica che ha pure collaborato allo sviluppo della tecnologia ottica impiegata.

Si chiama Terzan 5 ed è il primo “fossile galattico” scovato dagli astronomi nel cuore della Via Lattea. Si tratta di un grande e affollatissimo sistema stellare che, a differenza degli altri normalmente popolati da stelle tutte relativamente simili e coeve, risulta invece formato da diverse generazioni di astri, di età e composizione chimica variabili.

Potrebbe essere, dicono gli scienziati, quel che resta di un antico sistema proto-galattico 500 volte più grande, che 12 miliardi di anni fa si unì ad altri dando origine, come mattoni primordiali, alla Via Lattea (la nostra galassia).

L’affascinante ipotesi è avanzata questa settimana dalla rivista scientifica Nature che presenta i risultati di una ricerca coordinata dall’astrofisico Francesco Ferraro dell’Università di Bologna (Unibo), che ha visto impegnati anche altri studiosi dell’ateneo emiliano e del locale Osservatorio astronomico Inaf. “E’ stato come se, nell’esaminare attentamente una roccia, ci fossimo accorti di avere in realtà sotto gli occhi il frammento fossile di un essere mastodontico, testimone di epoche remote e prezioso custode di segreti del passato” spiega Ferraro. La diversità delle stelle che compongono Terzan 5 (circa 2 milioni) parla di una storia molto più travagliata e complessa di quanto finora si immaginasse e le differenti concentrazioni di ferro ci dicono che un tempo doveva essere molto, molto più grosso di oggi. Almeno un miliardo di volte il sole.

Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora. Milky_10

Abbastanza pesante cioè da trattenere le polveri, i gas e i metalli sintetizzati nel corso della sua evoluzione. “Queste caratteristiche fanno sospettare che Terzan 5 sia il relitto di un antico sistema proto-galattico che ha contribuito alla formazione del cuore della Via Lattea”, aggiunge Barbara Lanzoni (Unibo). La scoperta delle caratteristiche di Terzan 5 è così destinata, secondo gli studiosi, a dare più forza alla teoria corrente sulla formazione delle galassie, che le vorrebbe risultato della agglomerazione di sistemi stellari pre-esistenti e già strutturati, con una propria identità e storia, anziché del collasso gravitazionale di un’unica nube di gas.

Il risultato pubblicato da Nature è stato ottenuto grazie ad un prototipo di sistema ottico d’avanguardia, Mad, montato in via sperimentale per pochi mesi su uno dei telescopi più grandi del mondo, il Very large telescope, nel deserto del Cile, gestito dall’Osservatorio europeo del sud (Eso). Uno dei componenti di questo nuovo gioiello hi-tech è stato ideato, realizzato e collaudato da un gruppo di astrofisici delle strutture INAF di Padova e Firenze. Mad, che vede nell’infrarosso e corregge le distorsioni dovute all’atmosfera terrestre, è stato in grado non solo di penetrare la spessa coltre di nubi che oscura la parte centrale della nostra galassia, ma anche di produrre la più grande immagine di Terzan 5 mai ottenuta prima ad una simile risoluzione. È stata proprio questa foto a rivelare, inaspettatamente, la presenza di astri di diverse generazioni. “Ci siamo accorti – racconta Emanuele Dalessandro (Unibo) - che c’erano almeno due distinte popolazioni di stelle: un gruppo più luminoso con un’età di circa 6 miliardi di anni, ed uno più numeroso e meno brillante, di 12 miliardi di anni”. Non è la prima volta che Terzan 5 viene indagato dagli astronomi, ma l’esistenza di queste popolazioni “multiple” era finora sfuggita a tutti, anche ad osservazioni effettuate con l’Hubble space telescope. “E’ stato solo grazie alla straordinaria qualità e grandezza dell’immagine ottenuta con Mad che siamo stati in grado di identificare questa doppia famiglia stellare. Speriamo adesso che gli enti europei continuino la sperimentazione di questi prototipi capaci di strappare preziose immagini anche alle regioni più inaccessibili dello spazio” aggiunge Alessio Mucciarelli (Unibo).

Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora. Via_la10

Grazie ai colleghi statunitensi coinvolti nella ricerca, gli scienziati bolognesi sono ricorsi anche alla potenza dei 10 metri di diametro del telescopio Keck situato sulla cima del vulcano Mauna Kea alle isole Hawaii. “Queste ulteriori osservazioni ci hanno permesso di misurare immediatamente la composizione chimica delle due popolazioni stellari e di scoprire che esse differiscono anche nel contenuto di metalli!” commenta Livia Origlia (Inaf – Osservatorio astronomico di Bologna).

Come molte scoperte, anche questa è arrivata quasi per caso. “In realtà – ammette Ferraro - Terzan 5 ci interessava per la sua elevata popolazione di pulsar, che sono stelle di neutroni molto dense, resti di supernove ormai estinte”.

“La nostra scoperta aggiunge un tassello importante al complesso puzzle della formazione della Galassia e apre la caccia ad altri sistemi stellari “fossili” che potrebbero essere ancora nascosti nelle nubi impenetrabili del nucleo della Via Lattea. In questi oggetti, come in Terzan 5, e’ scritta la storia della formazione delle strutture cosmiche nell’universo appena nato” conclude Ferraro.

Il team di ricerca


Sono 12 gli scienziati che hanno contribuito alla scoperta. Nutrito il gruppo italiano: oltre a Francesco Ferraro, che ha coordinato il lavoro, ci sono Barbara Lanzoni, Emanuele Dalessandro e Alessio Mucciarelli, tutti del Dipartimento di astronomia dell’Università di Bologna. Ad essi si aggiungono altri due giovani: Giacomo Beccari dell’Agenzia spaziale europea e Elena Valenti dell’Osservatorio europeo del sud, anche loro però cresciuti nei laboratori dall’Alma Mater. Altri tre ricercatori bolognesi dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf): Livia Origlia, Michele Bellazzini e Gabriele Cocozza. Coi nove italiani hanno lavorato anche tre studiosi americani: Mike Rich della Los Angeles University, Robert Rood della Virginia University, e Scott Ransom dell’Osservatorio nazionale di radio astronomia della Virginia.



http://www.lswn.it/comunicati/stampa/2009/scovato_il_primo_fossile_cosmico_nel_cuore_della_via_lattea
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MessaggioTitolo: Re: Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora.   Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora. Icon_minitimeVen 15 Gen 2010, 15:20

Arriva la conferma NASA: AL30 - 2010 era proprio un asteroide !
Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora. AsteroideCome avevamo scritto ieri, sarebbero bastate poche ore per svelare l'arcano sull'asteroide AL30-2010 che è passato assai vicino alla Terra, e sapere se si trattava di un vero asteroide o di un rottame spaziale. La prima ipotesi era quella giusta. Vi riporto integralmente l'articolo scritto da Giovanni Caprara per Corriere.it:
Era proprio un asteroide e non un gigantesco rottame spaziale il bolide cosmico cheil 13 gennaio ha sfiorato la Terra alle 12.46 pm, ora di Greenwich. La Nasa ha sciolto ogni dubbio giudicandolo un «corpo naturale e non artificiale»: si era immaginato che fosse lo stadio spento di un razzo.
Così «2010 AL30», appena apparso in cielo, va ad allungare la lista degli asteroidi che si avvicinano pericolosamente alla Terra. Sono ormai circa un migliaio e l’ultimo arrivato è transitato a 130 mila chilometri dal nostro pianeta, quindi ben più vicino della Luna lontana 384 mila chilometri.
Scoperto dal Linear Survey dei Lincoln Laboratories del MIT il 10 gennaio scorso, aveva una taglia stimata di 10-15 metri di diametro. NESSUN PERICOLO - Quindi anche se fosse caduto nell’atmosfera come è accaduto nell’ottobre scorso non avrebbe causato guai perché si sarebbe disintegrato. Però quello di ottobre oltre lo spettacolo in cielo generò un’onda d’urto che fece tremare la terra facendo immaginare un terremoto tanto che la gente scappava in strada.
Ma al di sotto dei 25 metri non si corrono seri rischi, dicono per tranquillizzare gli astronomi della Nasa, i quali hanno precisato di aver verificato tutte le orbite di satelliti, razzi e rottami vari presenti intorno alla Terra e che l’orbita di AL30 non coincideva con nessuno di questi.
Nell’occasione gli stessi esperti hanno aggiunto un dato interessante. Gli asteroidi del diametro di 10-15 metri potenzialmente presenti nel circondario terrestre sono circa un milione per cui si aspettano che quasi uno ogni settimana transiti fra la Terra e la Luna. E se ci cade addosso può soltanto provocare pochissimi danni con qualche frammento se riesce a sopravvivere, oppure nulla. Un messaggio ottimista, sperando che non superino i 15 metri. Ma forse sarebbe meglio saperlo in anticipo.
Giovanni Caprara per Corriere.it
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MessaggioTitolo: Spazio: scoperti filamenti di polvere fredda nella via lattea   Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora. Icon_minitimeMer 17 Mar 2010, 21:05

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Li ha individuati il satellite Planck, il primo ad osservare l'universo giovanissimo
17 marzo

Ci sono filamenti di polvere fredda che attraversano la nostra galassia: li ha scoperti il satellite europeo Planck, il primo ad osservare l'universo giovanissimo, com'era 380.000 anni dopo il Big Bang. Per i ricercatori dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa), che li stanno studiando, la natura dei filamenti è ancora misteriosa ma è già chiaro che si tratta di oggetti interessanti, capaci di rivelare le forze che danno forma alle galassie e che determinano la nascita delle stelle.

I filamenti di polvere si trovano non lontani dal Sole, alla distanza di circa 500 anni luce, e attraversano la Via Lattea, che nelle immagini (in colori artificiali) inviate da Planck appare come una striscia rosa luminescente. I toni più chiari corrispondono a poche decine di gradi sopra lo zero assoluto (-273 gradi centigradi), mentre i più scuri corrispondono a zone nelle quali la temperatura è a 261 gradi centigradi sotto zero, ossia soltanto 12 gradi sopra lo zero assoluto. La polvere più calda è concentrata in corrispondenza del piano della galassia, mentre la più fredda si trova nella fascia più esterna.

I ricercatori hanno già dato un nome alle diverse forme dei filamenti di polvere: hanno chiamato nubi molecolari le zone più dense e cirri le più rarefatte. "Non sappiamo perché queste strutture abbiano questa particolare forma", ha detto il responsabile scientifico dell'Esa per il satellite Planck, Jan Tauber. Le possibili cause capaci di modellare la polvere sono numerose, come gravità, campi magnetici, radiazioni e getti di particelle emessi dalle stelle. Il compagno di lavoro di Planck, Herschel, potrà aiutare a capire qualcosa di più, con la sua capacità di studiare in dettaglio le regioni scoperte da Planck. I due satelliti sono stati lanciati insieme nel maggio 2009 ed entrambi sono destinati a registrare segnali estremamente deboli, tanto da poter essere intercettati solo da strumenti che funzionano a temperature molto vicine allo zero assoluto.
fonte: www.ansa.it
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MessaggioTitolo: Re: Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora.   Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora. Icon_minitimeMer 24 Mar 2010, 20:33

Venezia nella morsa dell'inverno

24 Marzo 2010 Questa suggestiva immagine acquisita il 13 marzo dallo strumento MERIS del satellite dell'ESA Envisat permette di scorgere chiaramente la laguna veneta circondata da neve e le nuvole in una fredda giornata d'inverno.

Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora. Venice_MER_FR_20100311_41974_S
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MessaggioTitolo: Telescopio Hubble conferma le teorie di Einstein   Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora. Icon_minitimeGio 25 Mar 2010, 19:47

La relatività generale e l'accelerazione dell'espansione dell'universo confermate dalla più vasta osservazione condotta
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La relatività generale e l'accelerazione dell'espansione dell'universo previste da Albert Einstein sono state confermate dalla più vasta osservazione mai condotta, nella quale il telescopio spaziale Hubble, di Nasa e Agenzia Spaziale Europea (Esa). La scoperta, pubblicata sulla rivista Astronomy and Astrophysics, si deve allo studio internazionale coordinato dall'astronomo Tim Schrabback, dell'università olandese di Leida. "I nostri risultati confermano che nell'universo c'é una fonte di energia sconosciuta che sta provocando l'accelerazione dell'espansione cosmica, spingendo lontano la materia oscura, come aveva previsto la teoria di Einstein", ha osservato uno degli autori della ricerca, Van Waerbeke. Hubble ha osservato più di 446.000 galassie, studiando così la distribuzione della materia nell'universo. Questi dati hanno anche permesso di realizzare una mappa in 3D della materia oscura, la materia ancora misteriosa che occupa il 25% dell'universo. La materia visibile ne costituisce il 5%, mentre l'energia oscura occupa il restante 70%. Alla base dello studio c'é l'indagine di Hubble Cosmos, un progetto di Esa e Nasa nel quale sono state fotografate 575 panoramiche della stessa porzione di universo, poi sovrapposte. Per la prima volta i dati di Hubble sono stati utilizzati per sondare gli effetti della cosiddetta 'lente gravitazionale debole', il fenomeno per cui la luce di galassie lontane viene deviata dalla materia oscura. Misurando questo effetto è stata ricostruita l'evoluzione della materia oscura.
link: www.ansa.it
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MessaggioTitolo: Re: Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora.   Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora. Icon_minitimeVen 26 Mar 2010, 10:33

Una "superterra" lontana 40 anni luce da noi
Scoperto pianeta ricco di ghiaccio. Su Nature la ricerca dell'Università di Harvard





ROMA - A 40 anni luce dal nostro pianeta c'é una "superterra": è un pianeta più grande della Terra, ma anche molto più piccolo rispetto ai numerosi pianeti giganti finora scoperti all'esterno del Sistema Solare, ha una debole atmosfera ed è ricco di ghiaccio. Lo descrive su Nature il gruppo di astronomi guidati dall'americano David Charbonneau, dell'università di Harvard, ed è stato scoperto con un telescopio simile a quelli amatoriali. Il nuovo pianeta, chiamato GJ 1214b, è circondato da una debole atmosfera e probabilmente è ricco di ghiaccio d'acqua, anche se allo stato cristallino.

Per le sue dimensioni rientra nella categoria delle "superterre", che hanno una massa compresa fra 1,9 e 10 volte quella della Terra. Con una massa che è circa sei volte quella del nostro pianeta e il raggio di 2,7 volte quello terrestre, GJ1214b impiega solo 38 ore per orbitare intorno alla sua stella: una nana rossa dalla quale dista due milioni di chilometri, 70 volte in meno della distanza Terra-Sole. La temperatura della superficie, secondo i calcoli, è di circa 200 gradi centigradi, infernale dunque per la vita. Sono molti gli elementi che rendono interessante la scoperta, a partire dagli strumenti che l'hanno resa possibile: un sistema di telescopi ottici basati a terra con lenti dal diametro di 40,6 centimetri del tutto simili a molti strumenti amatoriali. Un elemento che, secondo gli esperti, apre nuove prospettive nella caccia di eventuali gemelli della Terra perché anche queste tecnologie hanno dimostrato di poter scoprire pianeti grandi più o meno quanto la Terra in orbite calde e ospitali per la vita. Si tratta, inoltre, di uno dei pochi pianeti extrasolari scoperti con la tecnica dei transiti. Il precedente più noto è Corot-7b, che ha la stessa massa di GJ 1214b, ma il raggio più piccolo, a indicare che la composizione dei due pianeti è diversa. Mentre Corot-7b ha un cuore roccioso e potrebbe essere ricoperto di lava, gli astronomi ritengono che per tre quarti GJ 1214b sia composto di ghiaccio d'acqua allo stato cristallino e che il resto sia silicio e ferro. I modelli teorici indicano infine che il pianeta dovrebbe essere circondato da un'atmosfera spessa 200 chilometri che, data la vicinanza alla Terra, potrà essere studiata con una certa facilità.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2009/12/16/visualizza_new.html_1647040723.html
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MessaggioTitolo: Re: Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora.   Recipiente per notizie rifferite unicamente a :NASA , ESA,Sonde spaziali,e altro ancora. Icon_minitimeVen 26 Mar 2010, 10:35

25.gennaio.2010 : Un meteorite piomba dal cielo in uno studio medico americano

[justify][b]E' successo un po' come nei cartoni animati, quando un meteorite cade all'improvviso sulla tua testa, e... sei salvo per miracolo. E' davvero una bella storia questa dell'oggetto spaziale caduto lo scorso 18 gennaio a Lorton, West Virginia. E credo sia interessante leggere per intero il resoconto che ne ha fatto http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_gennaio_24/meteorite-precipita .Franco Foresta Martin sul CorriereUn tremendo boato, un buco nel soffitto, un altro nel solaio fra il secondo e il primo piano. E poi pietrisco e calcinacci sparsi dappertutto nella stanza delle visite mediche, al pianterreno. È successo a Lorton, West Virginia, un piccolo centro di circa ventimila abitanti, una trentina di km a Sudovest di Washington, nello studio di due medici di origine italiana: Marc Gallini e Frank Ciampi (proprio come il nostro ex presidente della Repubblica). Erano le 5,45 pomeridiane del 18 gennaio, l’ambulatorio era ancora aperto, ma per fortuna la stanza direttamente colpita dai frammenti, in quel momento, era vuota. «La prima cosa che ho pensato è che l’intera libreria da parete fosse crollata a terra -ha dichiarato Ciampi-. Poi abbiamo visto i fori e tutti quei cocci e abbiamo capito che qualcosa era penetrata dentro la casa». Un proiettile d’artiglieria? Un pezzo di un aereo o di un satellite caduto dal cielo? Un meteorite piombato direttamente dallo spazio? Sul pavimento, solo alcuni frammenti di un materiale pietroso, grigio all’interno e carbonizzato all’esterno, potevano fornire la risposta.